La lesione osteopatica

Si parla di lesione osteopatica quando si ha la perdita di mobilità a carico di un’articolazione.

In osteopatia il termine di articolazione viene esteso anche alle suture del cranio, ai visceri ed ai loro legamenti che li collegano alle strutture circostanti. Non tutte le limitazioni articolari sono però lesioni osteopatiche come ad esempio nell’anchilosi.

Le lesioni osteopatiche si distinguono in primarie (da dove origina il meccanismo lesionale) e secondarie (tentativi del corpo di compensare le tensioni muscolari create dalle lesioni primarie).

La cosa più importante è provare e trattare la lesione primaria, anche se non si devono trascurare le secondarie. Tutte le lesioni osteopatiche comportano tensioni muscolari anomale nella regione circostante all’articolazione interessata. Spesso queste tensioni sono a carico di piccoli muscoli con ruolo posturale per cui la persona non se ne rende conto. Il corpo cerca di trovare dei compensi a livello delle articolazioni e gruppi muscolari, il dolore insorge quando le possibilità di compenso sono ormai scarse.

Un esempio: in seguito ad una distorsione di caviglia si possono riscontrare delle lesioni osteopatiche a carico di alcune articolazioni del piede: questo porterà ad una tensione anomala a carico di una parte dei muscoli della gamba ed un diverso appoggio del piede a terra. Il resto del corpo si adatta a questo cambiamento nel tentativo di ristabilire un corretto appoggio del piede a terra ed allentare le tensioni muscolari che si sono create arrivando al ginocchio, anca, bacino e colonna vertebrale. Tutto questo in quanto si cerca sempre una situazione di maggior comfort e risparmio di energia.